Il dilemma del porcospino e l'associazionismo


"Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione"


La citazione qui riprodotta appartiene al noto filosofo tedesco Arthur Schopenhaur che la espresse nella sua raccolta di scritti Parerga e parapolimena (1851), la metafora dei porcospini come simbolo della dimensione umana di sofferenza dovuta ad un non corretto e doloroso processo di instaurazione dei rapporti interpersonali ebbe fortuna e molti autori successivi, siano essi filosofi o psicologi, provarono interesse nel citarla o interpretarla.

Il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, nel commentare un suo imminente viaggio di lavoro negli Stati Uniti del 1909 pare abbia affermato: "vado negli USA per scovare qualche porcospino selvatico e leggere qualcosa".

Il professore di psicologia statunitense Jon Maner e i suoi colleghi, facendo esplicito riferimento al "problema del porcospino di Schopenhauer" scoprirono, interpretando i risultati di esperimenti da loro condotti, che per le persone cronicamente ansiose, un rifiuto o un incomprensione con qualcun altro, le spinge a moderare fortemente i contatti sociali, esse, comportandosi esattamente come i porcospini della metafora, cercano una " moderata distanza reciproca" dagli altri allo scopo di difendersi dal dolore.

La formazione di rapporti lavorativi disfunzionali è inoltre uno tra i principali problemi nel mondo del lavoro, in uno dei suoi monologhi televisivi presso la trasmissione Piazzapulita, il noto drammaturgo e scrittore Stefano Massini, in un intervento dal titolo "Se lavoro fa rima con guerra", nel 2018, si espresse così: "pensate, poco tempo fa, l'agenzia europea per la sicurezza sul lavoro, ha fatto un' inchiesta fra migliaia di lavoratori europei chiedendogli quale fosse il loro problema sul lavoro [...] per sei lavoratori su dieci il fattore umano era al primo posto ( come problema principale N. d. A.)".

Ma se è vero, come abbiamo visto, che le interazioni personali possono essere motivo di sofferenza, sono nondimeno una necessità insopprimibile dell'essere umano, nella famosa piramide dei bisogni di Maslow, realizzata dall'omonimo psicologo statunitense, la quale si propone di misurare attraverso vari "livelli" le necessità umane, il terzo gradino della piramide è collegato alla nostra natura sociale: l'importanza di avere delle amicizie, delle relazioni amorose, una buona vita familiare,  il nostro desiderio di accettazione sociale.


Da necessità psicofisica degli individui, la socialità postula la volontà degli esseri umani di creare associazioni di persone con varie finalità, tra cui politiche, una delle migliori rappresentazioni visive di quanto detto è data dall'incisione nel frontespizio della celebre opera di Thomas Hobbes, il Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile del 1651, nella quale il sovrano (rappresentato con la corona in testa, e nelle due mani la spada e la pastorale) viene rappresentato come la somma di svariati individui, la cui contemporanea presenza è necessaria a dare forma ed aspetto al potere statale.

La formazione di associazioni permette, inoltre, di ottenere obiettivi altrimenti difficilmente realizzabili, a tal proposito è sempre utile ricordare l'azione di: partiti politici, sindacati, associazioni sportive, circoli ricreativi, gruppi di volontariato.

La dimensione sociale degli individui è così presente nella società che ci circonda da essere pure citata nel fondamentale secondo articolo, primo comma della Costituzione: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità".

Tirando quindi le fila del discorso sin qui sviluppatosi e ritornando a considerare il "dilemma del porcospino", perchè le persone desiderano così tanto entrare in contatto le une con le altre se tale azione potrebbe provocare loro un forte dolore emotivo? Le "spine" potrebbero conficcarsi nella nostra pelle costringendoci ad indietreggiare per raggiungere una "moderata distanza reciproca", come direbbe Schopenhauer. A questa domanda così complessa non è facile dare una risposta univoca e non contraddittoria, ma tra le possibili risposte che si potrebbero tentare di formulare, penso sia utile evidenziare gli intenti che le associazioni di volontariato e i collettivi, come il "Fuorirotta" di Termoli, si propongono di perseguire: la formazione e lo sviluppo di un gruppo di persone interessate ai bisogni e alle necessità altrui ed unite tra di loro da uno spirito di rispetto reciproco e fratellanza, sviluppando rapporti interpersonali di questo tipo, penso sia davvero difficile "pungersi".


Articolo di Marco Loreto 





Commenti