Oggi, 8 marzo, comunemente noto come giorno di festa, scioperiamo per ricordare e rivendicare molto altro. Nella ricorrenza della Giornata internazionale dei diritti delle donne, la festa lasci spazio alla lotta transfemminista, i festeggiamenti cedano il passo alla denuncia.
Fermiamoci e prendiamoci il tempo per riflettere insieme:
Secondo il Global Gender Gap Report del 2022, l’Italia è al 63esimo posto nella classifica mondiale. Si tratta di un rapporto, pubblicato annualmente dal World Economic Forum, che tiene conto di quattro aspetti: partecipazione economica e opportunità, salute e sopravvivenza, empowerment politico e livello di istruzione.
Fino ad ora, nessun paese al mondo ha ancora raggiunto la piena parità di genere, si parla di poche e rare economie che hanno colmato almeno l’80% del proprio divario.
Conflitti bellici, la pandemia, il rincaro dei prezzi e l’emergenza climatica hanno sicuramente incrementato l’ampiezza della disparità. I gender gaps si sono fatti evidenti nel lavoro di cura, dove la responsabilità dell’assistenza, in percentuale, ricade maggiormente sulle donne.
In maniera evidente, divari di genere investono ancora ruoli di leadership politica e industriale; i settori dell’istruzione, del welfare e del sistema sanitario sono ancora sovrarappresentati dalle donne, mentre quelli dello STEM (science, technology, engineering and mathematics) ne vedono una minima rappresentanza ed influenza.
Guardando da vicino la situazione dell’Italia, dati drammatici la collocano al 110esimo posto sulla scala della partecipazione economica e delle opportunità, al 108esimo posto sul piano della salute e della sopravvivenza, agli ultimi posti nella classifica europea in merito a tutti e quattro gli ambiti interessati dai gaps;
Sul versante della violenza di genere, nel mondo questa interessa 1 donna su 3. In Italia i dati Istat rivelano che il 31,5% delle donne ha subìto, nel corso della propria vita, una qualsiasi forma di violenza fisica o sessuale. Il Ministero dell'interno, nel 2022, ha registrato 319 omicidi, di cui 120 sono femminicidi, un tasso preoccupante e più alto dell’anno precedente.
Questi si sono consumati perlopiù in ambito familiare e affettivo, nella gran parte dei casi per mano del partner o dell'ex partner, a seguire la responsabilità ricade su parenti o amici della vittima;
In merito all’aborto, oggetto di vessazioni continue da parte di politiche nazionali e internazionali pro-vita, il numero di obiettori di coscienza continua ad essere troppo elevato in territorio italiano. Secondo la relazione del Ministero della Salute presentata nel 2022, nel 2020 erano obiettori il 64,6% di ginecologi, il 44,6% di anestetisti e il 36,2% di personale non medico.
Questi sono solo alcuni dei numeri che ritraggono l’attuale o recente condizione delle donne in Italia e nel mondo. Quella di oggi è una giornata di memoria e di conquista, ma anche la giornata in cui vogliamo ricordare, con dati alla mano, che non siamo ancora libere, che sono ancora tanti i motivi per cui vale la pena lottare e per cui c’è ben poco da festeggiare.
Distruggiamo la mentalità che ci relega in casa, che ci retribuisce meno o che non ci retribuisce affatto, che ci zittisce, che ci picchia, che ci stupra, che ci uccide.
Oggi le vostre mimose non cureranno le nostre ferite.Articolo di Eleonora Giordano



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