"Un figlio gay, mi dispiacerebbe come se fosse milanista" Ignazio La Russa.
"Parliamo di persone malate" Daniela Santanchè.
"Il 19 marzo non è la festa del genitore 2, non si metta in discussione il concetto di famiglia" Matteo Salvini.
"Oggi si rivendica il diritto unilaterale di proclamarsi uomo o donna... Tutto ciò andrà a discapito delle donne" Giorgia Meloni.
Da settembre dello scorso anno, abbiamo assistito in Italia ad un'escalation di odio senza precedenti nei confronti di tutte le soggettività non eteronormate, che minano la tanto obsoleta, quanto pericolosa, idea di famiglia tradizionale.
Tra i nuovi ministeri che abbiamo visto nascere, non possiamo dimenticare il ministero della famiglia e della natalità, organo di governo già di per se discriminante e ancora più problematico se pensiamo che alla guida di questo sieda ora Eugenia Roccella.
La ministra è infatti nota alla cronaca per essere stata una delle più grandi promotrici del Family Day del 2007, dimostrazione organizzata da gruppi e associazioni cattoliche in opposizione all'estensione dei diritti alle coppie omosessuali.
Durante la manifestazione, che venne poi ripetuta in Italia nel 2016, si propagandava il concetto di famiglia come «fondata sull'unione stabile di un uomo e una donna, aperta a un'ordinata generazione naturale, dove i figli nascono e crescono in una comunità d'amore e di vita, dalla quale possono attendersi un'educazione civile, morale e religiosa», ideali in netto contrasto con l’affermazione dei diritti delle coppie non eteronormate.
Oltre Eugenia Roccella, il family Day, vide la partecipazione della nostra attuale leader Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, il quale ha affermato diverse volte di ammirare il modello di famiglia ungherese e provare forte stima per Orban, noto per aver varato nel 2021, in nome di una presunta difesa dei bambini, una legge che vieta di mostrare ai minori, sia nei media che nelle scuole, qualsiasi contenuto che ritragga o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso, e tornato recentemente agli onori della cronaca, per una proposta di legge che prevede la possibilità per i cittadini di sporgere denunce anonime per difendere lo «stile di vita ungherese», avendo nel mirino la comunità LGBTQI+.
Parlando di dati statistici, l'incremento d'odio verso la comunità LGBTQI+, sta portando ad una preoccupante crescita dei delitti e delle aggressioni omolesbotransfobiche nel nostro paese.
155 sono le vittime di crimini d'odio omolesbotransfobici nell'ultimo anno e innumerevoli sono le aggressioni fisiche e verbali che vengono registrate ogni giorno.
Il nostro paese è uno dei pochi paesi europei in cui sono ancora legali le terapia di conversione, per cui abbiamo ancora psicologi e psichiatri che si ostinano a impiegare le cosiddette “terapie riparative”, volte a modificare la condizione di omosessualità.
Il loro approccio considera l’omossessualità come una malattia o comunque come una forma di devianza curabile. Questi terapeuti sono tipicamente sostenuti da gruppi religiosi estremisti, che si fondano su presupposti ideologici per ridurre l’omossesualità al fallimento del processo di identificazione di genere. Nonostante esista da tempo un allarme mondiale su questo tema, l’Italia è tra i pochi Paesi rimasti a non aver creato una legge ad hoc per rendere illegali queste pratiche.
Negli ultimi mesi abbiamo visto poi negare anche quei pochi diritti che si erano raggiunti in alcune regioni d'Italia, come avvenuto, ad esempio, in Lombardia, dove il Comune di Milano è stato costretto ad interrompere le registrazioni dei figli nati da coppie omogenitoriali, in funzione di una circolare del ministero dell'Interno e una precisazione della Procura di Milano che ha costretto l'amministrazione ad interrompere la trascrizione dei figli di coppie omogenitoriali.
Capiamo bene come, in un panorama simile, risulti difficile dirci "a che punto siamo con i diritti LGBTQI+".
Spostandoci verso una prospettiva più territoriale, moltissime sono le segnalazioni di abusi e aggressioni verso persone queer giunte al nostro collettivo. Ogni giorno capita che, anche nel nostro piccolo molise, tante persone vengano discriminate a causa del proprio orientamento sessuale.
Assistiamo a pesanti discriminazioni in ambito scolastico, lavorativo e in tutti i più svariati contesti sociali. Stanch* di vivere in una città che non risulta essere sicura per tutte le soggettività che la popolano, ci impegniamo da diversi mesi a creare spazi e momenti safe per tuttɜ noi.
Tante sono le criticità e mancanze che abbiamo individuato nel nostro territorio e altrettante sono le richieste di cambiamento che abbiamo.
- Nel 2023, riteniamo inconcepibile che le giovani e i giovani del territorio non abbiamo alcun diritto ad un'educazione sessuale degna di essere considerata tale; pertanto chiediamo che si inizi a lavorare seriamente sullo sviluppo di momenti di educazione sessuale e affettiva, anche al di fuori degli edifici scolastici. Tra gli adolescenti, esiste una forte connessione tra i fenomeni di bullismo e l’eteronormatività. Per questo è più urgente che mai, iniziare a parlare di corpi e relazioni, uscendo dalla logica eteronormativa che ci affligge.
- Abbiamo bisogno di spazi sicuri di confronto e formazione reciproca, come anche di spazi di svago che tengano cura delle differenti soggettività che attraversano il territorio.
- Importante sarebbe implementare i servizi sanitari all'interno delle scuole, degli edifici pubblici e delle attività private, per tutelare tutte le soggettività trans, intersessuali e non binary.
- Necessaria risulta la creazione di una rete di supporto da parte di professionisti, che possa aiutare a contenere le forme di discriminazione.
- Chiediamo che, oltre allɜ nostre docenti, venga formato il nostro personale sanitario e che venga fatta informazione riguardo le persone trans e non binarie, sempre più marginalizzate in ambito sanitario
Queste e tantissime altre sono le nostre richieste e i nostri bisogni, perciò saremo sempre in prima linea nella lotta alle politiche omolesbotransfobiche e daremo sempre il nostro contributo nel tentativo di creare una società che sia finalmente inclusiva di tutte le soggettività.
Articolo di Valentina Marino



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